La fotografia tra verità detta e percepita.

20 luglio 2016

Vado alla macchinetta e compro un pacchetto di sigarette. 

Adesso hanno queste foto che minacciano, che ci fanno vedere come saremo se continuiamo a fumare. 

Quando ero piccolo erano altre le cose che facevano diventare ciechi, hanno tentato di fregarci ma non ci sono riusciti. Forse perché non avevano le prove, le foto di onanisti con pupille buie. 

Non c’è niente da fare, la Fotografia viene considerata come prova schiacciante che quel fatto, quella persona, quel qualcosa che è visibile nella foto sia così e non potrebbe essere altrimenti. 

Noi fotografi sappiamo bene che produciamo immagini per testimoniare solo e soltanto la nostra idea, la nostra personale interpretazione di qualcuno o di qualcosa, che ci serviamo delle macchine fotografiche e dei soggetti per portare un messaggio che fino ad oggi nessuno ha portato e che quel messaggio non potevamo portarlo che noi. 

L’unica verità che sta dietro una fotografia è la testa, la pancia, il sentimento, la cultura, il vissuto, la personalità dell’autore. Questa è la sola verità che una foto dice. 

Il pubblico, o per lo meno un certo pubblico, la massa diciamo, ha invece l’illusione che il fotografo abbia voluto documentare un qualcosa, che sia la bellezza di una modella, una vista di un paesaggio, un fatto accaduto; diciamo che il fotografo abbia schiacciato il pulsante di scatto per dire “era così, io c’ero e te lo dimostro”; questa è la percezione della verità. 

La percezione della verità è talmente potente che rende reale ciò che di reale non ha niente, è un giro di parole ma si potrebbe dire che la fotografia è più reale della realtà nonostante non sia la realtà, o meglio non sia quella realtà che un pubblico disattento o poco preparato riesce a cogliere. 

Ovviamente ci sono anche fotografi che non hanno altro da dire che raccontare quello che vedono senza filtrarlo dal loro io. Sono fotocopiatrici che si muovono in posizione eretta e hanno il dono della parola (ho detto della parola non del pensiero). 

Fotografare con questa mentalità è come copiare da un libro le parole prese in ordine sparso, magari metterle in fila in ordine di lunghezza così otteniamo anche un risultato eccellente dal punto di vista estetico e alla fine sentirsi scrittori. 

Voglia di riprodurre la realtà e desiderio di esprimere estetica, senza il lavoro che fa su se stesso un autore, sono le prime minacce da cui dovrebbe difendersi chi si avvicina alla fotografia sia per farla che per apprezzarla. 

Quindi fumiamoci pure tutte le sigarette che vogliamo e se diventeremo ciechi forse faremo fotografie più sensate. 

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Uno dei compiti del fotografo è quello di far vedere le cose in maniera insolita

12 giugno 2016


Con Micol Ronchi siamo diventati amici scattando. 

Uso questa foto perché, a quanto mi disse lei quando la vide, era insolita, non era la tipica foto fatta ad una gnocca per dimostrare quanto è gnocca. 

In effetti quando l’ho fatta volevo tirare fuori qualcosa che andasse oltre la sua bellezza perché secondo me la bellezza fine a se stessa annoia. 

È una foto che ha avuto molto successo. 

Micol ha una gran testa sempre in fermento, è un frullatore che fa e disfà e centra sempre il punto nodale della situazione. 

Qua sta riflettendo su non so cosa e neanche ho voluto saperlo. 

Per me la cosa fondamentale è che lo stesse facendo, dandoci una visione insolita di se stessa e soprattutto di come ogni essere umano sia un qualcosa in più di come ce lo aspettiamo e di come ce lo hanno sempre mostrato. 

Insomma se con le foto cercate la bellezza, la sensualità e la femminilità ma tutto ciò lo cercate solo nella fisicità e nelle pose delle modelle secondo me sarebbe bene che cerchiate una metodologia espressiva diversa dalla fotografia. 

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Lezioni di fotografia, una (non) nuova esperienza. 

1 marzo 2016

Sono passati quasi 4 anni da quando insegno fotografia all’ Accademia d’arte e design Leonetto Cappiello di Firenze. 

Non è una robina semplice avere a che fare e interagire con teste e personalità sempre diverse e del tipo più vario considerando che io sono sempre io, ed ho anche  una personalità particolarmente forte e le mie lezioni di fotografia hanno la presunzione di tirarti fuori anima, pancia, sangue e sudore. 

Credo che la Fotografia si possa fare solo così, altrimenti si parla di scattini e stop. 

La cosa bella è proprio questa, non snaturare nessuno ma anzi puntare a rafforzare quello che la natura ha regalato, aiutando i ragazzi a formare il loro stile, a potenziare le proprie percezioni, guidando le loro idee in base a come sono e non a cercare di creare tanti piccoli miei alter ego. 

Ma la cosa che davvero mi rende felice è che tutto ciò non solo è possibile ma porta a notevoli risultati. 

L’entusiasmo è sempre alle stelle qua si lavora sodo, ed è l’unico modo perché i ragazzi escano che sanno davvero fare e pensare, il clima è familiare, si creano rapporti che durano anche dopo anni, il mio attuale e preziosissimo assistente è un mio ex alunno, si fanno progetti molto interessanti che portano a risultati sorprendenti anche lavorando in sinergia tra varie materie ed è bellissimo vedere come i ragazzi vivano il mondo del lavoro, perché l’impostazione non è di tipo scolastico ma di tipo lavorativo, ogni progetto è una simulazione di lavoro o spesso un vero e proprio lavoro commissionato. 

Bando alle ciance alle 2 screenshot di messaggi che mi hanno inviato 2 alunni sperando che rendano l’idea del senso della cosa.  
    

    
 

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Justine Mattera, la fotografo nonostante sia un servizio di moda perché mi interessa la sua personalità

4 dicembre 2015

Il lavoro del fotografo da senza dubbio dei privilegi, uno dei quali, secondo me il più interessante, è che da modo di entrare a contatto con persone che in qualche modo incuriosiscono per le loro personalità.

Sono incuriosito e affascinato dal mondo umano, forse è ricerca di qualcosa, forse studio, forse voglia di capire o forse la somma di tutto ciò, sta di fatto che qualunque sia il motivo per cui fotografo una persona (pubblicità, lavoro editoriale, servizio di moda, ecc.) il mio fine è sempre lo stesso: sintonizzarmi con quella persona e portarmi a casa foto che rimangano un canale diretto e aperto, una sorta di dialogo continuo tra me e il soggetto.

Poco mi importa se chi le guarda non capisce cosa ci stiamo dicendo, anche perché spesso vengono guardate per il fine commerciale col quale sono state scattate, anzi questo mi affascina ancora di più, mi concede una certa esclusiva di osservazione. 

Ecco questo è il vero privilegio, un tipo di contatto che in altri modi non sarebbe stato possibile creare.

Ringrazio tutti i miei soggetti, e in questo caso specifico Justine Mattera che in quanto a personalità non è seconda a nessuna, ma li ringrazio di cuore perché mi offrono una cosa che per me ha un gran valore.

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