A day with Jane. Riassunto di una mostra fotografica.

12 settembre 2018

Si è appena conclusa la mostra fotografica che ho fatto.

Mostra a soggetto unico: l’attrice, e ormai amica, Jane Alexander.

È brutto dirlo, o comunque non dovrei essere io a dirlo, ma è stato un successo.

Grazie a Jane, agli organizzatori, agli sponsor e a tutti i partecipanti e supporter.

Qua sotto un paio di foto del l’allestimento.

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Giorgia e Renè. Due nuovi talenti da tenere in considerazione.

19 luglio 2018

Lei è Giorgia Faraoni, attrice emergente di indiscusso talento.

Loro sono pantaloni Renèpants, azienda emergente indiscutibilmente stilosa.

La location è un bosco appena fuori Firenze.

L’orario era quello bandito da ogni manuale di fotografia.

La mia filosofia è che se non ci prendiamo dei rischi non ha senso fotografare.

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Paulo Sousa fotografato per SportWeek. Un racconto di poche foto e tante parole.

5 novembre 2017

Scrivo questo post a distanza di qualche mese dallo shooting e dall’uscita del numero di SportWeek in cui sono state pubblicate le foto.

Non seguo il calcio ma grazie a mio figlio, adolescente in delirio per la Fiorentina, mi sono trovato ad assistere all’inizio e alla fine dell’avventura di Paulo nei panni dell’allenatore “Viola”.

Piacevoli coincidenze.

Non ricordo in che anno Sousa è venuto a firenze, forse 2 o 3 anni fa, ma ricordo la sua prima partita, ci regalarono i biglietti per la tribuna d’onore e andammo a vedere la prima di campionato, Fiorentina-Milan, se non ricordo male vinse proprio la Fiorentina.

A maggio di quest’anno mi chiamano dalla redazione di SportWeek per fare un servizio fotografico al Mister (in gergo calcistico l’allenatore viene chiamato così). Ovviamente divento l’eroe di mio figlio perché vado a fotografare uno dei suoi idoli.

Arrivo all’hotel Villa Cora di Firenze prima di Paulo, c’è comunque Sem, il suo manager, lo stylist e una ragazza del marketing di L.B.M. 1911, l’azienda che veste Sousa e il giornalista di SportWeek che farà l’intervista dopo che avremo scattato.

Presentazioni di rito, strette di mano ed ecco Paulo con Cristina, la moglie. Sono proprio una gran bella coppia, danno l’idea di una coppia felice, credo che lo siano veramente e il bacio che si danno quando Cristina se ne va mi toglie ogni dubbio.

Prima di iniziare a fotografare ci sediamo sui divani del bar dell’hotel e ci intratteniamo in qualche chiacchiera, caffè e acqua.

È una conversazione leggera, si parla del più e del meno, del cibo, della famiglia, dei cani, brevi accenni a esperienze di vita vissuta, il clima è rilassato e sembra che tutti ci conosciamo da tempo, c’è spazio per scherzare e ridere pur sapendo che siamo tutti lì a lavorare.

Più passa il tempo e più credo che per me la fotografia sia un pretesto per fare scoperte, per mettermi in relazione e confrontarmi, per scoprire e scoprirmi.

In una parola esperienza.

Ovviamente quando l’esperienza diventa spunto di riflessione e di crescita la sensazione è di grande appagamento.

Scegliamo i vestiti e faccio vedere angoli del Villa Cora dove ho intenzione di scattare, tutti sono concordi, il Mister si prepara e iniziamo.

Mentre fotografo Paulo mi fa tornare indietro nel tempo, lo associo a persone conosciute, per certi tratti anche ad alcuni aspetti di me. Non glielo dico però. Non voglio che pensi di perdere la sua individualità ed esclusività. In fondo ogni persona è solo se stressa ma sul set basta un niente per inquinare l’energia positiva.

Paulo è proprio una gran persona, un animo determinato ma dolce, determinato anche nel dare il bene agli altri, ecco se può far felice una persona lui lo fa, incondizionatamente. Certe cose si intuiscono. Non a caso a mi ha invitato con i figli ad un allenamento della Fiorentina e la soddisfazione nell’aver regalato a dei ragazzini un’esperienza per loro così unica gli si leggeva negli occhi.

C’è una cosa che ci accomuna, noi che abbiamo vite così diverse, passati diametralmente opposti, noi che non credo ci rivedremo mai più ma ci siamo resi utili vicendevolmente per qualche ora. Entrambi amiamo stare a piedi nudi anche se indossiamo le scapre perché la sensibilità dei piedi ci dà l’impressione di sentire meglio tutto ciò che sta al di fuori.

La fotografia è anche questo, è il più bel mestiere del mondo, dà la possibilità di viverla secondo le proprie inclinazioni e la possibilità usarla secondo le proprie necessità.

Noi fotografi, siamo tutti in debito con questa grande arte. Bisogna rendercene conto e onorarla quotidianamente.

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Fotografia, quando cogliere l’attimo non è una buona idea. 

24 maggio 2017

animazione in bianco e nero di modellaMolto spesso sento dire che cogliere l’attimo giusto è la ricetta magica per fare ottime fotografie.

Questa cosa non mi ha mai convinto perché per me significa semplicemente essere osservatori di ciò che accade e scattare a raffica tanto prima poi una foto giusta la becchiamo. Il che è quasi come affidarsi al caso.

Sicuramente è un metodo che porta i suoi frutti, non voglio metterlo in discussione, ma credo sia proprio il principio di fondo che è sbagliato. O meglio, sarebbe giusto se limitassimo il lavoro di un fotografo a quello di un documentarista, di colui che guarda e riporta esattamente ciò che accade, a colui che affida la sua opera al pulsante di scatto.

Tutto ciò esclude il far accadere qualcosa, il prendere decisioni e l’essere la mente del proprio lavoro, esclude quasi l’essere umano inteso come essere pensante, progettante ed esecutore.

Quello che invece è secondo me il vero nocciolo della questione è il rapporto tra fotografo e soggetto, che si tratti di persone o di oggetti non fa differenze, è l’entrarci in rapporto che conta, la sintonia o i contrasti, l’essere a proprio agio o il disagio, sensazioni positive o negative ma comunque rilevanti e rivelanti perché nelle nostre foto portiamo ciò che viviamo.

Il creare un rapporto, spesso di durata brevissima, giusto il tempo di qualche scatto, è il punto sul quale ruota la riuscita delle foto al punto che una volta entrati in sintonia non ci sono momenti migliori di altri o attimi magici. Il tutto funzionerà senza ombra di dubbio.

Come ogni attività svolta dall’essere umano dovrebbe essere proprio l’umanità della cosa a fare da padrona buttando via le paure, accettando i rischi di non piacere a tutti, di suscitare critiche e allontanarsi dal consenso popolare e godensosi in libertà le scoperte che ogni sessione fotografica può offrirci.

Farà bene alla nostra fotografia a alla nostra persona. Provare per credere.

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